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Testimonianze antropologiche e sciamaniche su Tunguska
di Giovanna Benfenati

Secondo una prospettiva aperta e flessibile, è utile osservare alcuni eventi considerati ormai più che noti sotto un inedito punto di vista, in questo caso quello antropologico.
E’ ciò che fece l’etnologo Innokentiy Michajlovič Suslov durante la sua missione sul campo in Siberia nel 1926. Poi i suoi scritti sono passati da diverse mani e traduzioni, fino a oggi.
E’ molto interessante scoprire ciò che egli portò alla luce tramite il suo lavoro, che ho ritrovato e tradotto in italiano cercando di mantenere il più possibile il suo stile originale e la forma dialettica degli intervistati.
Dagli scritti di Joachim Otto Habeck
Ricercatore poco conosciuto, si occupò di rendere note le testimonianze raccolte durante la spedizione a Tunguska del 1920 traendole da scritti e traduzioni posteriori:
“Molti autori hanno incluso le relazioni di testimoni oculari appartenenti alla popolazione Evenki Tungusi nei loro studi. Tuttavia, per quanto ne so, non esistono libri o film che raccontino esattamente di come gli indigeni stessi spiegarono l'apocalisse che colpì sia loro che la loro terra. Pertanto, desidero citare un etnografo sovietico che viaggiò attraverso questa parte della Siberia negli anni‘20.”
Innokentiy Michajlovič Suslov (n. 1893, m. 1972)lavorò come etnografo e geografo nell'estremo nord dell'Unione Sovietica.
Egli fu anche coinvolto nell'organizzazione politica del potere sovietico nella regione di Tunguska.
Le citazioni che seguono sono estratte da un testo scritto da Suslov, basato sul lavoro sul campo, cioè i racconti sulle idee religiose Evenki raccolte durante la sua spedizione di ricerca dal 1926 al 1928 in quella stessa regione. La data del testo risaliva al 1930 quando cioè, a quanto pare, doveva essere pubblicato, ma questo non accadde nel corso della sua vita.
Karl H. Menges tradusse il testo in tedesco e lo rese disponibile nel 1983. Poi esse furono raccolte da Joachim Otto Habeck. Le informazioni su Suslov sono state prese dall’introduzione di Menges del testo il cui titolo esatto è il seguente:
Materialien zum Schamanismus der Ewenki-Tungusen uno Mittleren und der
Unteren Tunguska. Und Gesammelt aufgezeichnet von I. M. Suslov
1926/1928. Eingeleitet, übersetzt, mit Anmerkungen, etymologischen
Und Glossar Indici versehen von Karl. H. Menges. Wiesbaden: Otto
Harrassowitz 1983. XV, 131 pp.
Nomi Russi e nomi Evenki sono traslitterati secondo i canoni geografici e linguistici al momento in uso.
Dal testo originale di I.M.Suslov
I Tungus hanno una sola espressione per il tuono, e cioè la parola “Agdy”, con la quale si definisce anche “il vecchio” e “il signore del tuono” così come tutti “gli uccelli del tuono” che scendono a terra. Gli uccelli Agdy sono grandi, sono di metallo, e gli occhi sono di fuoco. Il tuono nasce dal loro volo sopra la terra e gli occhi sono come un fulmine.
Tutti gli Agdy hanno stretti rapporti con gli Sciamani, perché gli Antenati del Tuono vivono in Khergu (Khergu è il mondo inferiore, abitato dai defunti, ma le anime degli Sciamani vivi si trovano sdoppiate anche qui. La maggior parte degli incontri tra Sciamani e spiriti accade in questo mondo – cf. Suslov / Menges, pp. 2-3), dove anche le anime degli Sciamani possono essere trovate in perpetuo. Alcuni Sciamani anziani sono grandi amici del Tuono, e questa amicizia è passata ai loro discendenti. È per questo che per ogni Sciamano è possibile chiamare un Agdy al fine di spaventare un gruppo di persone o addirittura un intero clan.
La vicenda del meteorite di Tunguska, caduto sulla terra dei Tungus alla foce del Chunya Stony Tunguska (in russo: Podkamennaya Tunguska, il nome del fiume) mi è stata spiegata in un modo molto semplice. Quando, nel 1926 al Chunya, ho parlato con i Tungus della catastrofe del 30 giugno 1908 - al fine di ottenere il più possibile dati esatti da utilizzare per la futura operazione di ricerca per il meteorite – essi cercarono di tenermi all’oscuro e di deviarmi dall’indagine su questo caso ancora e ancora, tuttavia ho insistito con le mie domande fino a farmi raccontare quanto segue:

“Per lungo tempo, ci sono stato faide tribali tra un gruppo di Clan Tungus nel bacino della Tunguska Stony e clan che vivono lungo gli affluenti a destra della Tunguska Inferiore. Alla fine, questa ostilità ha portato gli Sciamani a inviare i loro spiriti maligni uno contro l'altro cercando di causare malattie. Poi uno degli Sciamani ha chiamato un Agdy per distruggere i nemici. La mattina presto del 30 giugno 1908 una legione interminabile di Agdy sorvolò dall'alto in basso le zone del clan Shanyagir (cf. Suslov / Menges, p. 99: “secondo le parole di Ivashka, 70 anni, figlio di Okhchon del Shanyagir clan, che subì la catastrofe”) e ha portato disastro per molte famiglie del clan: alcune tende volarono in aria, sopra alla foresta, e le persone che dormivano dentro si fecero molto male; dall'allevamento di Andrey Onkoul 250 renne sparirono senza alcuna traccia, altre renne sono state uccise; le tende con il cibo e le attrezzature per le coltivazioni sono state distrutte; la foresta, la nostra taiga antica, è stata spianata in pochi secondi per una distesa di circa 10.000 km² lungo i fiumi Chambe, Zhilushmo e Khushmo. Un tremendo rumore causò fessure nel terreno. A causa di questi avvenimenti, gli abitanti di quella parte della taiga fuggirono impauriti in tutte le direzioni, lasciando fino all’ultimo dei loro beni indietro. Tutto questo, secondo gli indigeni, fu colpa degli Agdy.
I Tungus credono che solo gli Agdy possono sopravvivere nel luogo della catastrofe, e anche se sono passati già vent’anni da allora, ancora nessuno osa andare in queste zone.
Già dal 1912 al 1914 ho avuto l'opportunità di ascoltare un piccolo campione di storie riferitemi dal clan Tun
gus dal Ilimpiya (la Ilimpiya è un affluente della Tunguska Inferiore, in russo Nizhnyaya Tunguska; tuttavia il termine "Tungus dal Ilimpiya" si riferisce ad uno spazio molto più grande, la metà settentrionale di ciò che è oggi il distretto Evenki) circa i miracoli dello Sciamano Magankan. Sembra che non ci sia un solo Tungus tra i dieci clan di Ilimpiya che non abbia sentito parlare di come Magankan volle punire gli spiriti che resisterono alla sottomissione del Khargi(lo spirito Khargi ha una notevole influenza sullo Sciamano, specialmente durante le sedute sciamaniche, infatti è in realtà il Khargi che dà ad esso le istruzioni – cf. Suslov / Menges, p. 22) che abitava nel suo corpo: così spinse i presenti a sparargli con un fucile, ma poi estrasse i proiettili dal corpo e li mostrò a tutti. E sempre allo stesso modo, Magankan
si piantò un coltello nel petto con tutta la sua forza ma nessuna ferita nè sangue furono trovati su di lui.
Perciò i membri del clan Shanyagir credono fermamente che l'impatto di Tunguska sia anche colpa di Magankan lo Sciamano".