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Alla fine del 2003, i ricercatori avevano trovato in una grotta a Flores lo scheletro di una donna di 30 anni, che misurava, in piedi, 1 metro di altezza, dotata di un cervello più piccolo di quello di uno scimpanzé, e che visse almeno 18.000 anni or sono, quando i moderni umani erano ben stabiliti in Indonesia, Australia e altre parti del mondo. La sua specie, "homo floresiensis", si ritiene sia evoluta da un precursore estinto dei moderni umani, l’homo erectus. I piccoli umani cacciavano probabilmente gli elefanti pigmei ed i ratti giganti.

La scoperta promette di riscrivere la storia del genere umano, ma anche di alimentare il dibattito scientifico; ad esempio un gruppo di scettici, guidato dal paleo patologo Maciej Henneberg, ha ipotizzato che i resti siano in realtà quelli di un uomo moderno affetto da gravi deformità fisiche.

Loro non erano una versione in miniatura dell'Homo sapiens,o di un uomo moderno,che si sa aver raggiunto l'Australia 40000 anni fa.

Recenti analisi dell'anatomia del floriensis puntano ad un più antico antenato,Homo erectus,che popolò l'Asia prima di estinguersi più di 30000 anni fa.

L'Homo erectus era uno delle varie linee umanoidi ( il Neanderthal dell'Europa e dell'Asia occidentale era un'altra) che erano discesi da un antenato africano prima di estinguersi lasciando posto al sapiens

Ciò che ha meravigliato la comunità paleo antropologica,è che un relitto di Homo erectus sia sopravissuto fino ai tempi moderni e che abbia condiviso lo stesso angolo di mondo se non la stessa isola con l'uomo moderno.

Le piccole dimensioni del floriensis si presuppone siano dovute al fenomeno denominato''Nanismo da confinamento isolano''che tende a ridurre le dimensioni delle creature più grandi per la minore disponibilità di cibo(essendo su di un isola)mentre tende ad ingigantire quelli piccoli come i topi giganti dell'isola di Flores.

ENEA VEDOATO