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Sembrerebbe una bella favola quella
degli uomini pesce , ma non e cosi se vogliamo dare credito da uno che forse
fu il primo cronista della storia e del quale purtroppo non rimangono che
pochi frammenti tramandatici da Eusebio . si tratta dello scrittore caldeo
beroso. Egli riferì che al tempo in cui gli ebrei erano ancora in caldea
(Eusebio ama definirlo anno primo)comparve un misterioso straniero che in
siriaco fu chiamato oannès . mostro metà uomo e metà pesce e proveniente dal
mare eritreo(secondo alcuni eruditi il mar rosso,tanto che fu visto anche in
Egitto ,e per altri il golfo persico)era uscito dall’uovo primitivo così
scrisse il beroso e comparve presso un luogo vicino a babilonia . aveva due
teste di cui quella di uomo era situata sotto quella di pesce e la sua coda
lasciava intravedere due piedi di uomo, del quale aveva voce e parola. Il
suo comportamento era tale che non mangiava con gli uomini di quel tempo e
si comportava come un insegnante dando cognizioni di lettere e di scienze e
dicendo di esercitare arti, innalzare templi, edificare città, istituire
leggi,fissare i limiti dei campi con precise regole, seminare raccogliere
grani e frutti, in altri termini come raddolcire i loro costumi . scendendo
la sera se ne tornava in mare e trascorreva la notte sotto le acque. L
antico cronista aggiunse infine che di questi stranieri ne comparvero altri
simili al primo e promise di svelare il mistero : ma la sua cronaca
,pervenutaci frammentaria ,non ci ha permesso purtroppo di avere altre
informazioni. Una bella favola, dunque dicevamo: ma e proprio da
considerarsi tale quando nella più lontana antichità l’anno primo uno
storico ce la tramanda con la massima serietà possibile? E allora il beroso
che cosa con essa avrebbe voluto riferirci ? quali considerazioni si
potrebbero fare? Innanzi tutto appare chiaro che gli oannès erano dei
sacerdoti di una cultura assai superiore a quella della popolazione di
allora ed inoltre che essi costituivano forse il primo ordine monastico del
quale si abbia una cognizione storica. Il cosiddetto uovo doveva poi essere
un vascello con le caratteristiche di un sottomarino giacché lo straniero si
ritirava all’imbrunire sotto acqua e dobbiamo pur tenere presente che il
termine uovo (in greco oon ) caratterizza anche lo stesso nome oannès. Le
sue vesti sono inoltre descritte come se fossero quelle di un nostro comune
palombare ed infine il suo modo di nutrirsi doveva essere ben diverso dagli
uomini di quell’epoca . bisogna poi considerare che l’uovo primitivo
richiama alla mente il mito dell’uovo cosmogonico ,mitologicamente
originario dell’universo o rappresentante secondo i persiani ,gli indiani,i
tibetani,i cinesi,ma anche i polinesiani ed i precolombiani , lo stesso
cosmo . ed è un uovo che partorisce tutti gli enti non esclusi il maschio e
la femmina e perfino i misteriosi dio-scuri ;in poche parole siamo dinanzi
ad un uovo che da origine ad ogni cosa ,ad una vera e propria arca di Noè .
queste ultime considerazioni ci portano di conseguenza alla concezione di
uovo –universo da cui ha origine l’uomo cosmico o, secondo i misteri
orfici,il dio-energia phanes , lo splendente creatore . la pluralità degli
oannès fa logicamente pensare , come si e già detto prima , ad una
molteplicità di sacerdoti depositari di antiche conoscenze,la provenienza
dei quali rimane avvolta nel più fitto mistero , soprattutto per quel che di
vago con cui ci sono stati descritti sia il vascello oviforme sia il luogo
di apparizione sia l’insolito comportamento di queste creature e le loro
improvvise comparse e scomparse nella storia delle prime civiltà. ma quale
fu l’influsso di questo mito propagatosi in tutte le antiche aree orientali
di diffusione di genti? Dovremmo dire enorme per quei lontani tempi , al che
contribuì soprattutto l’imitazione dell’abbigliamento ; squame o penne e
rivestimento da pesce .nacque cosi le interpretazioni mitologiche ,sireniche
,pisciformi, ed aviformi che dettero origine presso varie popolazioni
orientale e nordiche a molteplici deità e personaggi dei loro culti .basta
ricordare enki e es o siduru dei sumeri,il dagon dei fenici,i naga e le
nagini indiane oppure sedna degli eschimesi. Il mito di questi misteriosi
stranieri si riflettè pure nel primitivo culto ebraico giacchè gli ebrei nel
periodo caldaico ne furono ampiamente influenzati a tal punto da
raffigurarci nei piccoli riquadri del basamento della loro menorah o lampada
sabbatica .influenzo anche il mitraismo ,come dimostrano certe formelle
riesumate certamente da mitrei italiani oggi scomparsi per essere
riutilizzate su timpani, facciate o comunque pareti di chiese cristiane
.inoltre per gli induisti rappresenta tuttora la cavalcatura di veruna e
rammenta sia la ciclicità vitale sia la figura di un salvatore,strumento di
rivelazione (non si dimentichi che nella prima cristianità si associava
anche al cristo). Insomma ,concludendo ,l’oannès si potrebbe considerare
addirittura il manu dell era dei pesci ,uno degli anticipatori ed
apportatori di quella saggezza che avrebbe condotto l’umanità dall’antico
dei giorni alla luce di cristo.
Marco Marafante
















































