A.C.I.N.S.

Associazione Culturale Internazionale Nuove Scienze

Presidente Marco Marafante       Home      Chi Siamo      Associati      Info e Contatti      Come Aderire      Eventi      I Nostri Viaggi      Foto Gallery      Link e Banner

Frasi Celebri      Aforismi      Collabora con Noi      Biblioteca      Foto Storiche      Il Tour del Mistero      Paranormale      La Nostra Rivista Ufficiale

 

 

Le nuove teorie su Tunguska
di Giovanna Benfenati

Il fatto

Nel 1908 nella regione della Tunguska, in Siberia, si produsse un evento che a tutt’oggi è stato classificato come catastrofe di origini naturali, ma gli effetti ambientali e biologici, oggetto di studio e rilevazioni di 34 diverse spedizioni scientifiche nell’arco di circa 70 anni – dal 1927 al 2000 – dimostrano in modo inconfutabile che di cause naturali non ce n’è traccia.
La versione ufficiale finora sostiene che un enorme meteorite o una cometa sia esploso a contatto con l’atmosfera terrestre nella zona al di sopra del fiume Podkammenaja-Tunguska, in piena taiga, nella zona siberiana di Tunguska. L’oggetto, quale che fosse la sua natura, secondo le testimonianze tracciò in cielo una scia luminosa lunga circa 800 km. da nord-ovest, per poi svanire all’orizzonte. Subito dopo si verificò una prima fortissima esplosione a cui fece seguito una serie di esplosioni in sequenza, su un tratto compreso tra i 15 e i 20 km. Nel complesso, fu talmente forte da essere registrato come scosse di terremoto dai sismografi di alcune località dell’area: due situate in Uzbekistan e Tbilisi, in Georgia.
L’evento si era annunciato già alcuni giorni prima con strani fenomeni luminosi visibili nel cielo notturno da parte dell’Asia centrale e dell’Europa occidentale: forti bagliori arancioni, aurore boreali particolarmente accentuate, luminosità diffuse in zone circoscritte del cielo.
Testimoni oculari dell’evento, residenti a Vanavara – che dista circa 90 km. dall’epicentro dell’incidente – riferirono che “il cielo si squarciò e apparve qualcosa di enorme e infuocato; il calore era insopportabile, l’esplosione fu assordante e moltissime persone furono trascinate a terra per metri; quando arrivò il vento caldo (l’onda d’urto) la terra e le capanne tremarono, i tetti si scoperchiarono e volarono via e tutto ciò che stava intorno crollò”.
Ma sulle rive del fiume Podkammenaja, zona centrale dell’incidente, ci fu una vera catastrofe: gli alberi esplosero e 1000 km. quadrati di antichissima taiga furono polverizzati in pochi secondi, le mandrie di renne incenerite, le capanne spazzate via e gli esseri umani sbattuti a grande distanza.
Quelli che sopravvissero all’impatto e all’onda d’urto, forse perché coperti dalle macerie, morirono comunque giorni dopo a causa delle radiazioni che causarono combustioni e emorragie interne.
Tutta la zona, una superficie di 2150 km. quadrati in direzione radiale dall’epicentro, semplicemente sparì, completamente rasa al suolo, e i territori circostanti in un’area di 10.000 km. quadrati presentarono via via che il tempo passava gravi alterazioni genetiche a esseri umani, animali e piante, anomalie che si potevano acquisire anche solo per contatto con le rocce e i residui della zona.
All’interno della sezione dei tronchi d’albero, negli anelli legnosi corrispondenti al momento dell’esplosione vennero rilevati forti concentrazioni di elementi minerali del tutto estranei alla conformazione geologica della zona, e sul terreno si raccolsero accumuli anomali di elementi chiamati “lantanidi”, materiali che oggi vengono utilizzati nella produzione di microcomponenti elettronici e di componenti superconduttori: ricordo che l’evento in oggetto si verificò nel 1908, quando da solo pochi anni i fratelli Wright avevano costruito il primo aeroplano di legno.

Analisi e rilevazioni

Tutti questi elementi fuori posto portano a pensare che un meteorite o una cometa non avrebbero mai potuto creare una simile serie di effetti, in più un’esplosione naturale per impatto con l’atmosfera terrestre – tesi validata da ben 34 spedizioni di ricerca! – avrebbe dovuto verificarsi in altissima quota, almeno a 20 km. dal suolo, ma l’analisi dei residui mostra che tutto si è svolto a non più di 5 km. d’altezza, come nel caso di un oggetto che sta per schiantarsi a terra. Inoltre, i testimoni sopravvissuti furono tutti concordi nel riferire che qualche secondo prima dell’esplosione l’oggetto infuocato cambiò direzione, e rilevamenti fatti provarono che la traiettoria di origine, rispetto all’epicentro dell’incidente, era su una linea diversa. Della spedizione del 1963 faceva parte Nikolaj Vasiliev , uno scienziato dell’Accademia Sovietica delle Scienze, divenuto poi il maggior esperto sugli studi del “caso Tunguska”, che sostenne come unica spiegazione a questa divergenza tra angolo di avvicinamento e punto d’impatto non in linea la possibilità che l’oggetto in volo avesse consapevolmente cambiato direzione prima di precipitare.

Testimonianza mai diffusa

Durante la spedizione del 1928 l’etnologo Innokentiy M. Suslov dell’Università di Tomsk entrò in contatto con le popolazioni indigene della zona, gli Evenki tungusi, per studiare le loro usanze e miti e anche per verificare quanto l’impatto di questo evento misterioso li avesse influenzati; fu solo dopo lungo tempo e molte insistenze che l’etnologo riuscì a scoprire qualcosa d’inaspettato: gli Sciamani delle tribù tunguse, uomini-guida che rappresentavano la massima autorità spirituale presso le popolazioni autoctone, raccontarono di avere “da lunghissimo tempo contatti con gli esseri che vivevano al di là del cielo, e che questi contatti si stabilivano durante precisi rituali; chiamavano gli esseri Agdy, che in cirillico significa uccelli del tuono, e non li consideravano affatto Dei o figure mitologiche, ma esseri viventi reali e concreti. Nelle loro sculture e disegni venivano rappresentati con volti umanoidi. Uno degli Sciamani, appartenente alla tribù Shanyagir – una delle tribù Evenki – disse di avere avuto un contatto con gli Agdy proprio poco prima di quel 30 giugno 1908, e in quell’alba la tribù vide una formazione di oggetti in volo dirigersi verso gli accampamenti, ma all’improvviso un forte lampo e una violenta esplosione generarono terrore e fuga degli abitanti in tutte le direzioni. E poi tutto si polverizzò.”
Naturalmente nessuno prese sul serio il resoconto dell’etnologo, che non fu mai diffuso, e numerose altre spedizioni scientifiche furono organizzate dopo di quella ma tutte senza alcun risultato né spiegazioni convincenti, e solo tante nuove domande.

La nuova teoria

Nell’episodio di Tunguska è evidente un contatto con esseri alieni, che però si trovarono ad affrontare una complicazione – stavolta davvero naturale – che causò un incidente passato alla storia per il mistero e la tragicità.
Sulla base della teoria dei ponti di Einstein-Rosen , diversi fisici e biofisici ricrearono in laboratorio il modello del tunnel di collegamento portandolo da fenomeno macroscopico a struttura di media dimensione, allo scopo di farvi passare attraverso informazioni sotto forma di dati supportati su microonde . L’idea era che si potesse teorizzare un passaggio di particelle sempre più grandi fino alla materia vera e propria. La recente teoria del dominio di vuoto dei fisici russi Dmitrijev e Djatlov rende più realistica l’idea: il dominio di vuoto è una zona dello spazio in cui masse energetiche a carica negativa e masse a carica positiva si trovano in proporzioni diverse, e questo faciliterebbe la creazione e la stabilità di un tunnel che collega due diversi punti nel tessuto spazio-temporale dell’Universo.
Con una tale condizione, un oggetto alieno può apparire all’improvviso nel cielo terrestre, chiarendo anche come mai in quasi tutti gli avvistamenti i velivoli compaiono e scompaiono velocemente. Ma la complicazione naturale a cui si accennava è che la zona di Tunguska è conosciuta come la più grande anomalia magnetica della Siberia. Perciò, le forze naturali in azione in una contrazione del tessuto spazio-temporale e cioè campo magnetico, gravitazionale ed elettrico, con una forte alterazione magnetica all’uscita dal collegamento lo rendono instabile, e l’influenza della gravitazione terrestre porta l’oggetto uscente a scontrarsi con un gigantesco campo elettrico in quota, sufficiente a far esplodere qualsiasi congegno complesso e causando così potenti ondate di radiazioni ed effetti violenti e devastanti.
Le reazioni fisiche di un tale scontro tra campi e forze sono esattamente quelle viste a Tunguska: luce accecante, forte deflagrazione con ulteriori esplosioni in sequenza (probabilmente varie componenti del velivolo), calore insopportabile e gigantesca onda d’urto della potenza paragonata a circa 2.000 ordigni atomici come quelli sganciati su Hiroshima, incenerimento istantaneo di migliaia di chilometri quadrati di territorio, immediata e irreversibile alterazione profonda della struttura genetica e cellulare di tutti gli esseri viventi della zona per le radiazioni, scatenamenti di tempeste geomagnetiche ovunque sul pianeta in tempo reale con l’incidente (come fu rilevato in seguito).
Alla luce di questi nuovi sviluppi teorici, forse anche gli scienziati più scettici potranno riconsiderare la presenza aliena in questo episodio, così come in tanti altri che apparentemente non hanno spiegazioni scientificamente accreditate.



http://www.spri.cam.ac.uk/people/jeoh2/2t_1908.htm 

By: Joachim Otto Habeck (based on I.M.Suslov scripts)

_________________________________________________________________

Many authors included the reports of Russian and Tungus (Evenki)
eye-witnesses in their studies. However, as far as I know, none of the
books, films, web pages etc. mention how the native people themselves
explained the apocalypse that affected them and their land. Therefore,
I want to quote a Soviet ethnographer, Innokentiy M. Suslov, who was
travelling through this part of Siberia in the 1920s.
_________________________________________________________________

Biography

Innokentiy Mikhaylovich Suslov (b. 1893, d. 1972) worked as
ethnographer and geographer in the Far North of the Soviet Union. He
was also involved in organising Soviet power in the Tunguska region.
The following quotations are extracted from a text written by Suslov,
based on his 1926-8 fieldwork on the religious ideas of the Evenki in
that very region. The text dates from approx. 1930 and, apparently,
was to be published, but this did not happen in Suslov's lifetime.
Karl H. Menges translated the text into German and made it available
to the public in 1983.

The exact title of the text is as follows:

Materialien zum Schamanismus der Ewenki-Tungusen an der Mittleren und
Unteren Tunguska. Gesammelt und aufgezeichnet von I. M. Suslov
1926/1928. Eingeleitet, übersetzt, mit Anmerkungen, etymologischen
Glossar und Indices versehen von Karl. H. Menges. Wiesbaden: Otto
Harrassowitz 1983. xv, 131 pp.